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venerdì 14 gennaio 2022

Day One

Mercoledì sera ero seduta in auto con il Brother, assai poco avvezzo a chiacchiere troppo sentimentali ma genuinamente preoccupato per il periodo che sto vivendo. "Perché non ricominci a scrivere sul blog" mi ha detto "ti faceva bene a ti aveva fatto conoscere nuove persone". E' stato strano ricevere da lui questo consiglio. Lui che sa dell'esistenza di questa pagina ma mai l'ha vista e probabilmente nemmeno immagina di esserne stato, in passato, un personaggio. "Non ho niente di bello da scrivere", gli ho risposto. "Forse doverlo fare ti aiuterà a trovarlo", mi ha detto lui. Sono scesa pensierosa dalla macchina. 

Giovedì ho visto la psicologa. Ero preoccupata perché non sapevo se sarebbe stata la nostra ultima seduta. In parte perché quando ci eravamo viste la volta precedente, a inizio dicembre, mi aveva messo davanti ad una scelta. Mi stavo allontanando troppo dal percorso terapeutico che lei riteneva più "sano", mi stavo isolando troppo. Dall'altra perché nell'ultimo mese ci sono state delle evoluzioni, subito seguite da un'involuzione, nella (non)relazione con R che mi hanno fatto comprendere che ho un problema di dipendenza affettiva che, se non affronto al più presto, non mi permetterà di liberarmi di nessuno dei miei altri problemi. E non ero sicura che questa terapista avesse la preparazione accademica corretta per accompagnarmi in questo nuovo percorso che avevo scelto. Ho trovato un centro nella mia città che se ne occupa. Così quando all'inizio della seduta, come ogni volta, mi ha chiesto "Allora, come sta?" ho aperto il mio cuore. Le ho detto che non mi sentivo pronta per rispondere approfonditamente a quella domanda perché la sofferenza per ciò che avevo vissuto nelle ultime settimane era troppo forte. Le ho detto che avevo realizzato che dovevo affrontare la mia dipendenza e le ho chiesto di consigliarmi come fare. Ho visto il sollievo sul suo viso, come se aspettasse da tempo che raggiungessi questa consapevolezza e le chiedessi aiuto. Mi ha detto che ha studiato nel centro che avevo trovato e che avremmo provato insieme a costruire un percorso di guarigione. La seduta non è stata per nulla semplice. La psicologa ha voluto sottolineare come dovrei riconoscere la forza che sto dimostrando nelle piccole cose. Mi alzo al mattino, mi curo del mio aspetto, ho deciso di chiedere aiuto. Sono gesti che possono apparire banali ma che, in un momento di assoluta difficoltà come quello che sto vivendo, non sono per nulla scontati. Perciò devo dargli il valore che meritano. Ci proverò.

Quindi: stamattina, nonostante il terribile senso di oppressione e la nottata quasi in bianco, mi sono alzata per andare al lavoro. Mi sono lavata la faccia e i denti, mi sono vestita e sistemata i capelli. Brava D, un passo nella giusta direzione. Obiettivo nelle prossime settimane: ritrovare la forza per truccarsi al mattino, una piccola "coccola" che credo di meritare perché mi fa sentire più apposto con me stessa ma che ultimamente non sto riuscendo a regalarmi.

Io ci provo. Proverò a usare queste pagine come un "diario della rinascita". Ci saranno delle ricadute, lo so. Ma spero di riuscire a trovare la forza per perdonarmi e andare avanti fino alla fine di questo lungo e faticoso viaggio di riscoperta personale.

LaD

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